C’ERA UNA VOLTA

Sono nato in un mondo
in cui i funerali
si facevano con le bandiere rosse
e pugni chiusi sollevati.
Sull’altra sponda
figlie di Maria
vestite come suore di Calcutta.
Un mondo in cui
le donne portavano le calze a rimagliare
e non si vergognavano di mostrare
polpacci con le cuciture.
Il ghiaccio venduto a blocchi
succhiato per la fame di gelato.
Commedie ascoltate alla radio
che inondavano la casa di emozione.
Cantanti improvvisati nei cortili
e quelle dieci lire arrotolate nel giornale
che cadevano come farfalle impazzite
leggere nel posarsi a terra
ma pesanti della nostra buona azione.
In quel mondo
ho visto spazzacamini veri
quasi come quelli disegnati nelle favole.
Uomini delle fabbriche
la barba incolta
per risparmiare la lametta.
Il sudore della fonderia
che mio padre spargeva
anche nelle ore di riposo.
Partigiani ancora vivi,
o leccatori di balaustre
mai uomini neanche da vecchi.
Filomena, donnona con dodicesima di poppe
mercantessa di coperte e lenzuola
casa per casa
ogni volta cento lire di acconto
da chi già gustava
un inverno più caldo.
Bertu
con una vecchia valigia marrone
mercante di stringhe e lucido per scarpe.
E quella valigia
aperta piano
con i nostri occhi a scoprirne il tesoro.
Una piccola gallinella di zucchero
regalo di mia madre nel giorno di paga
e quel sapore succhiato e trattenuto
perchè durasse fino al prossimo salario.
Non sapevo il nome del sindaco
ma sentivo parlare della rivoluzione.
Anime belle
e amore profondo.
Se chiudo gli occhi
li vedo tutti insieme in una piazza
abbracciati dal sole
mentre cantano
ancora una volta
la canzone più bella della mia vita.

(bruno)

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Una risposta a

  1. poetyca ha detto:

    Un mondo che spalanca il cuore alla nostalgia,
    dove ogni cosa ha senso, ogni cosa è memoria scolpita
    che abbracciava tradizioni. Oggi è estinto l’odore del tempo
    e non si conosce la tradizione dei padri, cancellata da una modernità vuota.

    Un sorriso
    Daniela

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